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martedì 28 maggio 2013

Quando i commenti sono cosa gradita e le correzioni cosa dovuta ... precisazioni sul self e sul self-publishing

ALCUNE PREMESSE
Punto primo. Ho iniziato  questo blog perché ammetto che non volevo solo più scrivere le mie opinioni sulla mia agenda personale. Avevo sperimentato con la mia tesi di dottorato la procedura della sua stesura tramite il mio blog precedente (qui) e mi era sembrata una soluzione non malvagia. Il blog che ho aperto, invece, a fine ottobre 2012 è stato mosso, oltre che dalla già detta questione spaziale del “dove scrivere”, anche da una questione temporale: il tempo della lettura, a causa del mio licenziamento, era aumentato e, dunque, questo mi permetteva di leggere di più e di scrivere di più.

Punto secondo. Pensavo che questo blog fosse letto dalle seguenti persone: mia madre, mio padre, mia zia, mia cugina (ogni tanto) e la mia amica Cinzia. Magari qualche volta si può aggiungere qualche studente che cerca il riferimento a Manzoni, a Foscolo oppure a Cicerone, a Catullo. Mai avrei pensato, lo ammetto, di ricevere commenti estranei … che in tutti i casi ringrazio per l’interessamento. Sembrerà strana questa mia precisazione, ma mi fa piacere che allora questo mio blog sia effettivamente letto. Letto e commentato.

Punto terzo. Solitamente mi trovo io dall'altra parte. Penso di aver scritto talmente tante lettere di protesta o commenti che alcune volte penso che il mio pseudonimo sia “Spam”. L’ultima inviata è direttamente al mio ex-datore di lavoro per ricordargli la sua mancanza di etica lavorativa. Tremenda, ma ci voleva … e, anche se in un secondo momento il senso liberatorio scompare, andava fatto … perché se qualcosa disturba o se è lontana dalla realtà è corretto sottolinearlo e avere un rapporto dialettico sui pensieri e sulle azioni (ahimè, dato che ne ho scritto, nel mio particolare caso non voglio alcun rapporto dialettico con il mio ex-datore di lavoro).

HOMELESS BOOK
Ribaltiamo ora la situazione, ovvero quando i commenti vengono fatti su qualcosa che si ha personalmente fatto o, come in questo caso, scritto.

In data 22 maggio 2013 ho pubblicato questo post (Opinioni ed esempi di self-publishing) e ho ricevuto un commento di precisazione in merito alla seguente iniziativa editoriale Homeless Book (www.homelessbook.it). 

Ho utilizzato inappropriatamente un aggettivo e l’ho inserita erroneamente nell'elenco delle iniziative editoriali legate al self-publishing quando, come mi è stato indicato, non lo è primariamente.

Detto questo, le mie azioni sono due:
  • precisare alcune informazioni legate alla Homeless Book, di cui continuo ad apprezzare il nome;
  • eliminarlo dall'elenco (qui post dopo la correzione).

Le informazioni che vorrei riportare sono le seguenti.
La Homeless Book è una casa editrice indipendente legata al mondo della saggistica e della narrativa con un proprio catalogo (qui il link). La sua distribuzione è regionale solo per il cartaceo, mentre è mondiale per quella legata agli ebook (qui le info di contatto). In aggiunta, forniscono assistenza al self-publishing come attività secondaria.

Spero di aver rimediato al danno e, ringraziando il Sig.re Tommaso Maria per aver fatto cosa gradita con i suoi commenti, rinnovo l’invito a coloro che ogni tanto mi leggono di commentarmi, correggermi e consigliarmi nel modo più consono e appropriato. Io, almeno fino a quando non cambierà la mia condizione professionale, leggerò, continuerò a scrivere e a correggermi!

Beh, forse in merito al "leggere" ... lo farò al di là della mia condizione professionale!

mercoledì 22 maggio 2013

Opinioni ed esempi di self-publishing

Per continuare quanto detto in questo mio post Ebook ... da pubblicare!, vorrei riconsiderare le opinioni espresse in questo post di Il fatto quotidiano, Come pubblicarsi un libro senza farsi fregare di Enzo Di Frenna

Mi piace il contenuto del post perché non solo propone esempi di come sia difficile vivere di scrittura, ma come il web possa presentarsi come una risorsa appropriata in alcuni casi, inappropriata in altri. Proprio considerando quest'ultimo caso, dico subito che l'autore non parla molto bene del progetto del Gruppo l'Espresso, IlMioLibro. Questo fattore mi ha fortemente spinto a leggere e a interessarmi di questo post in virtù del fatto che spesso le opinioni che noi ci creiamo non considerano bene i reali elementi delle realtà e spesso necessitano di pareri discordanti tra loro per essere ben interpretati. 

Così l'autore afferma: "Chi si rivolge a me per pubblicare un libro, consiglio di sfruttare le potenzialità del web e fare tutto da soli. Vi sono numerosi siti di self publishing". Segue poi la seguente affermazione: "Scarto subito ilmiolibro.it (Gruppo L’Espresso) perché non fornisce in modo chiaro le modalità di pagamento. Perdete il vostro tempo se sperate di trovare la pagina in cui vi spiega quanto guadagnate e come sarete pagati". 

I siti di self publishing consigliati sono i seguenti:
  • youcanprint (http://www.youcanprint.it/). E' un servizio italiano che prevede diversi servizi (tra cui anche quello della stampa della propria tesi, la creazione dell'ebook, ma anche di servizi di grafica e di fotografica), ma all'autore viene pagato il 20% del prezzo del libro e la percentuale che trattiene è alta. Considerando però che gli editori classici danno all'autore un 7-8%, beh, la situazione cambia leggermente;
  • lulu (http://www.lulu.com/it). Con base in America, Lulu prevede la creazione di libri, ebook, calendari e album fotografici. L'iter da seguire è relativamente semplice e ben spiegato; interessante il fatto che c'è una calcolatrice (a fianco a sinistra) che cliccata ti permette di calcolare il costo della pubblicazione. Secondo Frenna, Lulu è un ottimo esempio: permette di guadagnare circa l'80%, il bonifico è mensile tramite Paypal! E sapete chi ha usufruito di questa piattaforma? La James di 50 sfumature di grigio!!! Esiste la versione italiana di questo sito, anche se i libri auto-pubblicati da questa piattaforma non arrivano nelle librerie italiane!
  • narcissus (http://narcissus.me/). Prima di tutto, visitate il sito. E' molto bello, la grafica è molto simpatica e semplice. Si tratta di una piattaforma italiana (ideata da Antonio Tombolini). Rispetto all'80% di Lulu, Narcissus prevede un pagamento tramite paypal del 60%. Di contro, però, Narcissus permette di distribuire la propria opera sia a livello nazionale che internazionale. Ho provato a sfogliare qualche pagina e ho trovato veramente interessante quella relativa al crowfounding per poter raccogliere un poco di fondi tramite la piattaforma produzioni dal basso.
Ve ne riporto altri ancora:
  • Pecorenerecords (www.pecorenerecords.com). Carino il sito, ma non sempre chiaro nelle specifiche di lungo periodo dei costi. Però, interessante!
  • Ultima Books (www.ultimabooks.it), legata a Simplicissimus Book Farm (di cui poi parlerò);
  • Phasar Book on Demand (www.phasar.net), interessante perché spiega bene come procedere, ma anche qui sui costi bisogna andare a "ravanare" un poco! Ti dicono che se hai speso 2 euro per pubblicarlo (difficile però spendere 2 euro ...) e lo vendi a 12, il guadagno è 10 (beh...problema delle elementari). Comunque, non è male. 

Infine, vi consiglio di dare una lettura a questo blog self publishin lab (http://www.selfpublishinglab.com/). Si tratta precisamente di "uno spazio ove incontrare altri che hanno già iniziato a pubblicare in questo modo e sono soddisfatti. Attraverso eventi, workshop, guide ad hoc e, sopratutto, la condivisione della propria esperienza con quella di altri diventa possibile affacciarsi a questo mondo che ha un unico obiettivo: mettere in comunicazione l’autore con i propri lettori". 

Infine, vi consiglio ancora questa lettura dal The GuardianTen ways self-publishing has changed the books world. Vi riassumo alcuni punti interessanti:
  1. forse oggi c'è maggior consapevolezza su cosa voglia dire "pubblicare" e queste nuove modalità di pubblicazione potrebbero far emergere interessanti diversità;
  2. se l'autore è immerso nell'ambiente del web e dei social media, "you can probably manage the marketing of your work". Quello che rimane difficile è ancora l'autopubblicazione, anche se ci sono già molti esperti free lance  Infine, il dato interessante è che a livello di domanda e offerta del lavoro, ci sono molti autori che stanno cercando free lance che li aiutino a pubblicare la propria opera e viceversa;
  3. il cambiamento di ruoli attribuiti all'oggetto libro, autore ed editore. Questo è assolutamente vero. Ma attenzione ai determinismi e agli eccessi!





martedì 14 maggio 2013

Erri De Luca e gli ebook: un ulteriore opportunità!

Ho recuperato una serie di link che riportano l'opinione di uno scrittore molto conosciuto e apprezzato, Erri De Luca, a proposito degli ebook. 

Ecco alcune affermazioni:
  • l’attività dello scrivere, almeno per lo stesso, è ancora manuale e analogica, ovvero carta e penna;
  • i costi sono relativi, il lettore digitale e il contenuto elettronico, e probabilmente questi non inficeranno a livello di mercato del libro;
  • a livello di mercato, quello dei libri non subirà un brusco arresto dal momento che del libro rimane ancora un oggetto utile e durevole che non ha bisogno di corrente e che non si rompe se cade per terra, se si bagna, se si strapazza.

E allora gli ebook? Secondo De Luca, questi cresceranno a fianco e non contro i libri. E’ una sorta di ulteriore opportunità.

Ci sarà un primo momento in cui le case editrici, naturalmente, si dovranno adeguare (una sorta di periodo grigio), però la loro vera minaccia risiede nella possibilità da parte di un qualsiasi autore di potersi autopubblicare. E questo potrebbe essere un problema ... un problema per le case editrici a livello di intermediazione (vi ricordate quanto ho postato qualche settimana fa? Ebook ... da pubblicare).

E a proposito della questione dell’autore e dell’autorialità, da intendersi come proprietà intellettuale, lo scrittore afferma che questa è “è un idolo un po’ troppo venerato”. In effetti ...

Dunque, cosa è il libro? E’ un oggetto che “resiste da secoli, l'invenzione di Gutenberg è andata così bene che continua, ancora adesso, ad essere indispensabile”. 

Insomma, lo scrittore non teme l’avvento degli ebook, ma semplicemente sostiene che  “le abitudini sono molti difficili da estirpare e la diffidenza verso le novità è sempre parecchia in ognuno di noi. I nuovi lettori invece, quelli che iniziano ora il loro rapporto con i libri e a leggerli sul formato elettronico, si potranno abituare presto". 

Molto sincero. 

Bibliografia di riferimento

DailyWired
GazzettaDiParma
Libreriamo 


martedì 7 maggio 2013

Ebook ... da pubblicare!

Dopo una settimana di vacanze o finte vacanze, vorrei proporvi questo articolo tratto da La Repubblica e da Il mio Libro. 

In Bestseller in ebook, i più venduti, viene presa in considerazione la relazione tra scrittori ed editoria digitale ponendo una questione interessante: la pubblicazione di ebook potrebbe diventare una strategia da adottare da parte dei giovani scrittori? Ovvero il self-publishing, con IlMioLibro, conviene? 

Cerchiamo di analizzare quando detto nell'articolo. 

Sicuramente le nuove tecnologie di lettura agevolano l'editoria digitale (tablet, smartphone, ipad, ecc). Inoltre non si dimentichi la grande e vasta offerta di ebook già presenti: da quelli di cucina, a quelli di autore fino ad arrivare alla fantascienza. L'articolo ne propone alcuni esempi: Quantum di Dean De Servienti, Incastri fuorisede di Salvatore Viola, Victor e altri umani di Claudia Crabuzza, Il ladro di fiori di Paolo Boccacci, La felicità è una fetta di vinile di Jessica Dainese, Sushi a colazione di Anna Fiandanese e   Street Food di Rita Tersilla.

Pensateci bene...avete scritto un libro o un qualcosa di simile? Bene, perché non pubblicarlo voi stessi con IlMioLibro. Perché se qualcosa è stato scritto, va poi stampato! Questo è il motto ... che io concordo. 

Ecco le caratteristiche del self-publishing:
  • si basa sulla presenza di un sito o piattaforma on line dove l’autore ha la possibilità di creare il proprio libro e poi di metterlo in vendita. Le vendite avvengono attraverso internet e, in alcuni casi, possono prevedere il coinvolgimento di punti vendita tradizionali, come le librerie.L’autore, tuttavia, può anche acquistare alcune copie del suo libro attraverso il sito e distribuirle autonomamente attraverso altri canali;
  • i principi di base sono: controllo creativo nelle mani dell’autore; copyright e diritti di sfruttamento commerciale all'autore; marketing, promozione e distribuzione curata dall'autore;
  • il modello di self-publishing puro non prevede che l’autore debba cedere, neanche temporaneamente, i diritti di sfruttamento commerciale di quanto pubblicato (cosiddetti contratti di edizione a tempo). In Italia, grazie ad un accordo con l’agenzia italiana ISBN, il sito di self-publishing "ilmiolibro", ha reso possibile per la prima volta agli autori la facoltà di registrare un codice ISBN (il codice che consente l’ingresso nel catalogo ufficiale di quanto pubblicato) in modalità “author’s publishing” senza quindi la necessità di ricorrere ad un editore. L’opera viene catalogata come “pubblicata da un autore”: cade l’obbligo di indicare un editore come responsabile della pubblicazione;
  • la stampa digitale permette la stampa di un libro on demand, su richiesta, senza necessità di sostenere investimenti iniziali per produrre grandi quantitativi, senza costi per tenere copie a magazzino ed eliminando gli sprechi legati alla necessità di mandare al macero, o distruggere, le copie rimaste invendute. Le imprese di self-publishing adottano un sistema di web to print: permettono agli utenti di stampare un libro partendo da un sito web e riceverlo a casa stampato e rilegato. 

Certo, in'altra cosa è poi il guadagno. Temo che in questo caso la questione sia differente. Anche perché, scorrendo con il mouse a fondo pagina, si vede che IlMioLibro appartiene al gruppo editoriale l'Espresso ... proprio nessun editore come intermediario? Mmm. 





lunedì 22 aprile 2013

Non solo quanti ebook, ma quante classifiche per ebook!

Non so se ci avete fatti caso, ma leggo sempre più spesso blog e siti web che propongono classifiche per ebook.

Ve ne vorrei proporre alcuni:
  • Il club della lettura del Corriere della Sera. Questo inserto esce ogni domenica e propone una classifica (5 posizioni) e sul web una serie di commenti degli utenti nella bellissima rubrica di Ehi Books curata da Alessia Rastelli; 
  • Booksblog in cui ogni mercoledì viene pubblicata la classifica degli ebooks (prime cinque posizioni) curata da Roberto Russo; 
  • Pianetaebook con la rubrica "classifiche ebook" (qui) che esce ogni martedì;
  • la Feltrinelli  con classifica di 100 prodotti ebook. 
Voi li leggete spesso? Fate uso delle classifiche ebook per poter poi usufruire di questi prodotti digitali? Oppure, indipendentemente dalle classifiche, voi leggete ebook per l'interesse del libro e per la comodità del mezzo? (in quest'ultima domanda, faccio riferimento a ottimi prodotti come quelli della Einaudi e delle Edizioni e/o). 

Fatemi sapere, se volete!

lunedì 15 aprile 2013

Goodreads entra a far parte di Amazon: enjoy the family!

Mi sono imbattuta in questo articolo, Amazon compra Goodreads. Lettori in vendita sulla rete (fonte: Corriere, autore: Alessia Rastelli, per un altro interessante articolo leggere qui) e mi è parso interessante riportarne alcune osservazioni. 

Goodreads è una sorta di social network dedicato ai libri creato nel dicembre 2006 da Otis Chandler. La sua mission è:

Goodreads is the world’s largest site for readers and book recommendations. Our mission is to help people find and share books they love. Goodreads launched in January 2007.

In altre parole, gli utenti, dopo una registrazione gratuita, possono aggiungere ai loro profili libri letti o da leggere, condividendo recensioni, commenti, votazioni, dati sull'acquisto e sulla lettura, suggerimenti con altri utenti, creare gruppi e partecipare a discussioni.

In effetti, se provate a cercare su Google un certo libro, automaticamente uno dei primi link proveniente dall'indicizzazione è proprio quello di Goodreads. Non male, ne?

E' successo che Amazon, leader nel campo dell'e-commerce, abbia deciso di acquistare GoodReads e la domanda che ci si pone è la seguente: questo social network, entrando nella rete del commercio, perderà la sua purezza di piattaforma indipendente? 

Scrive l'autrice dei due articoli.

Nati come spazi indipendenti in cui ciascun utente — dotato di profilo e scaffali virtuali — recensisce, consiglia e dialoga con gli altri iscritti, i social network dei libri stanno perdendo l’originaria «purezza», confrontandosi esplicitamente con il business. Certo, già in passato non sono mancate strategie per guadagnare: dalla pubblicità ai link che dalla community indirizzano agli store online.

La questione però è più sottile. Non è solo ed esclusivamente una question legata alla purezza: se si fa caso, già prima dell'ufficializzazione dell'acquisizione da parte di Amazon era possibile accedere all'acquisto on line tramite diversi on line store. In realtà:

 la macroscopica acquisizione di Goodreads da parte di Amazon accende il dibattito — oltre che, ancora una volta, sulla posizione dominante del gruppo di Jeff Bezossull'attuale status dei social network dei libri. Reti, cioè, che sono riuscite ad aggregare e mettere in comunicazione centinaia di migliaia di appassionati alla lettura, che hanno assunto un ruolo nel sistema editoriale e un valore nel mercato ma che, al momento, non sembrano in grado di garantire da sole una sostenibilità economica sul lungo periodo (e, quindi, autonomia e neutralità).

I pareri sono discordanti. C'è chi ritiene:

But even if Goodreads succeeds in keeping a semblance of independence, the era of naively posting one’s preferences is over. We collectively were under the delusion that Goodreads was different than the data-mining machine that is Facebook, when in fact we’re all just data waiting to be harvested.

Amazon and Goodreads share a passion for reinventing reading. Goodreads has helped change how we discover and discuss books and, with Kindle, Amazon has helped expand reading around the world. In addition, both Amazon and Goodreads have helped thousands of authors reach a wider audience and make a better living at their craft. Together we intend to build many new ways to delight readers and authors alike.

Piacerà ancora GoodReads? Una cosa è certa: welcome to the Amazon family!

P.S. Ma siamo sempre e solo dei dati da raccogliere e da catalogare per il commercio?

martedì 9 aprile 2013

Ma QUANTI ebook!

Inizio col dire che mi piace quest'iniziativa.

La casa editrice Einaudi ha lanciato una collana esclusivamente digitale (qui per aprire la pagina web). Si tratta dei Quanti ovvero di una serie di e-book e di e-writings disponibili in rete già a partire dal 30 marzo a un prezzo decisamente accessibile (1,99 euro). 

Sono piccoli, come i quanti della fisica, ma essenziali. 


Si tratta di scritture brevi e profonde caratterizzate da una forte componente sperimentale e multidimensionale. Da racconti sulla giovinezza (Nicola Lagioia) a questioni socio-politiche (Luciano Gallino), senza dimenticare la saggistica socio-psicologica (Jonathan Franzen), i racconti di autore (Paul Auster, Claudio Magris, Mario Vargas Llosa) e approfondimenti storici (Le Goff). 


Io, cosa comprerei? Di sicuro Gallino con il suo L'attacco allo stato sociale - sempre attuale e mai banale -, e quello di Le Goff, La Storia - sempre storico e mai tedioso.

martedì 19 marzo 2013

Riusciamo ancora a leggere certi tomi!?!

Ho spulciato tra gli articolo archiviati nella cartella "da leggere" e tra questi ne ho trovato uno molto interessante scritto sull'Internazionale da Nick Hornby, Abbasso i libri lunghi (qui il link all'articolo in questione). 

Hornby ammette che certi tomi di ottocento pagine mettono soggezione e che lo hanno sempre un po' insospettito:
i libri lunghi e lenti possono avere un effetto demoralizzante sulla vostra vita culturale se avete bambini piccoli e poco tempo per leggere. Ogni sera, prima di dormire, fate solo rapide incursioni in quelle distese sconfinate di pagine, e in poco tempo finite per convincervi che forse è meglio abbandonare del tutto la lettura finché i vostri figli non saranno entrati in riformatorio.

Un esempio tra tutti è il testo di Dickens Il nostro amico comune e, nel corso della lettura, l'autore si sente un poco in crisi:

A due terzi del libro ero così in crisi che sono andato a leggermi un paio di recensioni dell’epoca. Henry James lo considerava “il più povero dei romanzi di Dickens, di una povertà che non è difficoltà passeggera, ma sfinimento costante”. Un fedele amico di Dickens, John Forster, ammetteva che “non sarà mai annoverato tra i suoi lavori più riusciti”. In poche parole, tutti sapevano che era un fiasco tranne me.

Vi è mai successo di bloccarvi nella lettura? A me sì ... e in particolar modo con Mark Twain e il suo Le avventure di Huckleberry Finn. Non è propriamente un tomo, ma dal momento che fu un regalo improvvisato da parte di mio padre ci tenevo a finirlo. Invece ... ahimè ho dovuto riprenderlo ben 7 anni dopo!!! Ora ho una sfida da affrontare, la lettura di Marcel Proust con Alla ricerca del tempo perduto. Ce la farò? Sono ben due tomi, anche abbastanza pesanti!!!

E' forse meglio che mi compri l'ebook?

martedì 12 marzo 2013

Noi siamo come leggiamo (?) - parte III

Vorrei continuare con la disamina di quanto cominciato in Noi siamo come leggiamo (?) - parte I e in particolare con l'articolo Is Google making us stupid? di Nicholas Carr. 

Eravamo rimasti al punto in cui:
  • la modalità di pensiero è mutata e un esempio è il calo di concentrazione nella lettura di contenuti digitali (I can't read War and Peace anymore!);
  • se da un lato quantitativamente si legge di più, dall'altro qualitativamente qualcosa è cambiato dal momento che sembra essere diventati "meno lettori" e "più decodificatori".
L'autore passa poi a considerare la natura del nostro cervello. Per Carr è "almost infinitely malleable", questo perché il cervello avrebbe "the ability to reprogram itself ... altering the way it functions".
Questa capacità di riprogrammazione del cervello è indice del suo livello di plasticità che si pone anche sul piano biologico. Ma cosa è successo con l'entrata di Internet?

The Internet ... is subsuming most of our other intellectual technologies. It's becoming our map and our clock, our printing press and our typewriter, our calculator and our telephone, and our radio and TV.
When the Net absorbs a medium, that medium is re-created in the Net's image

Quest'immagine quasi sacrale del Web diventa per l'autore un motivo per ricordare la mission di Google:

"to organize the world’s information and make it universally accessible and useful.” It seeks to develop “the perfect search engine,” which it defines as something that “understands exactly what you mean and gives you back exactly what you want.” [...] The more pieces of information we can “access” and the faster we can extract their gist, the more productive we become as thinkers.

L'autore, infine, si chiede: bisogna glorificarla o demonizzarla? Ovvero bisogna demonizzarla come già in passato Platone aveva fatto nel Fedro con la scrittura oppure bisogna considerarla come una manna dal cielo? 

E voi cosa ne pensate?

Nell'aumentare i vostri dubbi vi lascio con questo video:



lunedì 4 marzo 2013

Noi siamo come leggiamo (?) - parte II

Prima di concludere la disamina dell'articolo del post precendete Noi siamo come leggiamo (?) - parte I, vi lascio come link questo video:
 
 
Voi cosa ne pensate?

martedì 26 febbraio 2013

Noi siamo come leggiamo (?) - parte I

Ho letto questo articolo (Is Google Making Us Stupid?, scritto da Nicholas Carr) e vorrei riportarvi alcune osservazioni facendo riferimento alla questione della lettura on line. 

I'm not thinking the way I used to think
Giustamente l'autore propone alcuni suoi dubbi sulla modalità di pensiero e su come questa è mutata con l'avvento del web. Scrive: 

I'm not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I'm reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument, and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore.

Il livello di concentrazione spesso cala dopo due o tre pagine: si diventa più irritabili, si perde il filo e, quando inizia questo stato emotivo, spesso si salta a fare qualcosa d'altro sul web. E' come se la lettura profonda che si possedeva con i testi cartacei, non possa essere applicata nei testi digitali. 

I can't read War and Peace anymore
Ora, questo non significa demonizzare il web. Tutt'altro. Significa porre un'attenta riflessione su quali sono gli effetti del web sul nostro modo di pensare

Le ricerche on line, l'interconnessione con più persone e la velocità delle comunicazioni sono solo in parte gli effetti positivi, ma: 

The more they use the Web, the more they have to fight to stay focused on long pieces of writing.
[...]
I can’t read War and Peace  anymore,” he admitted. “I’ve lost the ability to do that. Even a blog post of more than three or four paragraphs is too much to absorb. I skim it.”

I media e il modo di pensare e la forma di letturialità
Il fatto è che bisogna ricordarsi che i media non sono solo passivi canali di informazioni, bensì suppliscono a una serie azioni fisiche e non fisiche, tra cui anche il pensare: in un certo senso condividono il processo del pensare. Ecco perché coloro che leggono testi digitali, non lo fanno nel modo tradizionale. Ci sono nuove forme di letturialità

Si tratta di una letturialità che muta sia quantitativamente sia qualitativamente:
  • quantitativamente, noi leggiamo di più rispetto a quanto si faceva negli anni '70 e '80;
  • qualitativamente, noi abbiamo acquisito un certo livello di efficienza e di immediatezza con il web e, come contro altare, siamo più distratti e meno concentrati. 

Ma non è che leggendo on line, noi diventiamo "meno lettori" e "più decodificatori"? 


lunedì 18 febbraio 2013

Questione di opinioni: ebook o non ebook ... o meglio, libri cartacei o digitali?

Sto seguendo un corso a distanza su E-learning and Digital Culture (Coursera) e mi sto ponendo una serie di domande sulla cultura digitale e su quella analogica prendendo in considerazione, in particolare, l'ambito dell'educazione e dell'insegnamento. 

Quello che mi piace di questo corso è la presa in carico sia degli aspetti positivi sia di quelli negativi della cultura digitale ... anche se, e qui lo ammetto, per ora, a livello di frequenza, non ho trovato alcun elemento a sfavore. 

Mi sono soffermata a pensare sulla facilità o non facilità di leggere un libro in formato digitale su una qualsiasi piattaforma. Probabilmente appartengo (già?) alla famiglia dei Digital Immigrants (per maggior informazioni leggete questo pdf) perché mi risulta molto più facile leggere un documento cartaceo, che devo ben analizzare e studiare, piuttosto che uno digitale. Mi sono accorta che il mio problema risiede nella concentrazione ... penso, però, nella mia concentrazione e non tanto su quella presunta che il mezzo dovrebbe influenzare. Oppure non è così? 

Per trovare una risposta ai miei dubbi, ho deciso di leggermi le opinioni di Umberto Eco

PENSIERI E OPINIONI
Secondo Umberto Eco si prevede un periodo di diarchia tra lettura su schermo e lettura su carta. Anche se, come emerge dal titolo di una delle sue ultime opere, Non sperate di liberarvi dei libri.


Vorrei però riportare alcune osservazioni sulla differenza tra libri da consultare e libri da leggere. Se i primi occupano molto spazio e potranno essere sostituiti da quelli digitali, i secondi presentano maggiori difficoltà in questa forma di rimediazione, in quanto:
  1. sono fatti per essere presi in mano in un qualsiasi spazio e in un qualsiasi momento, ovvero anche in assenza di spine elettriche e di batterie scariche;
  2. possono essere sottolineati e "pasticciati" in vario modo (e il non averli pasticciati, spesso, significa che non li abbiamo ancora letti);
  3. noi possiamo tenere la testa e la schiena (soprattutto per me) come vogliamo quando leggiamo un libro;
  4. il libro è un miracolo di una tecnologia eterna assieme alla ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola e la bicicletta. Come dice Eco "L'umanità è andata avanti per secoli leggendo e scrivendo prima su pietre, poi su tavolette, poi su rotoli, ma era una fatica improba. Quando ha scoperto che si potevano rilegare tra loro dei fogli, anche se ancora manoscritti, ha dato un sospiro di sollievo. E non potrà mai più rinunciare a questo strumento meraviglioso. La forma-libro è determinata dalla nostra anatomia". Il libri sopravvivranno alla versione digitale come la pittura con la fotografia, questa con il cinema e questa ancora con la televisione. E qui aggiungo io personalmente il commento che i testi di questi media diventano "altro";
  5. i libri sopravvivono in buona salute, mentre del supporto digitale non siamo ancora sicuri (si pensi da un lato all'uso che si faceva una decina di anni fa dei floppy disk e dall'altro all'esistenza di pergamene di duemila anni fa)
Eco è consapevole che la tecnologia dei formati digitali (su qualsiasi piattaforma) sia un qualcosa di estremamente positivo a livello di facilità di consultazione, di leggerezza, di comodità visiva ed ecc., ma c'è sempre un ma. Ed è quel ma che dipende esclusivamente dai gusti personali. Il gusto di Eco è il seguente:

"Inoltre c'è una bella differenza tra toccare e sfogliare un libro fresco e odoroso di stampa e tenere in mano una chiavetta. Oppure tra ricuperare in cantina un testo di tanti anni fa che reca le nostre sottolineature e le nostre note a margine, facendoci rivivere antiche emozioni, e rileggere la stessa opera, in Times New Roman corpo 12, sullo schermo del computer. [...] 
E se poi usciranno dalle librerie e vivranno solo su Kindle o IPad i libri usa e getta, i best sellers da leggere in treno, gli orari ferroviari o le raccolte di barzellette su Totti o sui carabinieri, tanto meglio, tutta carta risparmiata.


Insomma è un ma sfumato anche da quella fragilità che proviene dall'incertezza su cosa potrà accadere ... in altre parole, forse è ancora troppo presto per emettere sentenze:


Di fronte alla fragilità di Internet di cui, sia chiaro, mi dichiaro utente devoto, e che tra poco conterrà tutti i libri del mondo, ma dove i siti scompaiono da un giorno all'altro e basta un temporale per cancellare tutto, il libro rimane come garanzia di permanenza, vorrei dire di eternità - e sopravvive ai roghi.

Condivisibile o meno, io ammetto di i) avere difficoltà oculari e di postura, ii) avere meno concentrazione e iii) di stampare spesso quanto scrivo per meglio comprenderlo. 


I link utilizzati per questo mio post sono i seguenti:

lunedì 11 febbraio 2013

Questione di diritti d'autore e punti di vista

Parlando nei post precedenti di diritto d’autore, ho trovato questo post interessante (Booksblog) da cui io vi riporto le osservazioni essenziali. 

Il 5 dicembre dello scorso anno, la Federazione Europea degli Editori si chiedeva:

Dobbiamo temere il peggio? È una domanda pertinente, specialmente considerando i legami e la quasi familiarità esistenti tra alcuni potenti gruppi di interesse privati anti copyright e alcuni dipartimenti e direttorati della Commissione. Per sgombrare il campo da equivoci : il messaggio che traspare è che il diritto d’autore è il nemico dei consumatori e del loro desiderio di accedere alla cultura. Questa non è solo l’opinione di pochi soggetti marginalizzati in Europa.

Questa domanda sorgeva spontanea a partire dall’iniziativa di José Manuel Barroso e della Commissione Europea di dibattere sul diritto d’autore.La Federazione Europea degli Editori pertanto, ponendo in primo piano la relazione tra diritto d’autore e quello dell’opera di un genio e considerando il cambiamento tecnologico, portò avanti principalmente due istanze:
  1. 1. il diritto degli autori di avere un giusto compenso per l’utilizzo fatto delle loro opere;
  2. 2. l’accesso pubblico a prodotti culturali.
Riporto, inoltre, una citazione della petizione della Federazione (tratta sempre dal sito):

ogni giorno, meccanismi che rendono possibile finanziare la creatività vengono contestati in nome della libera concorrenza; ogni giorno, si denigra il pagamento dei diritti privati. Insomma, tutte le fonti di introito degli autori sono minacciate e attaccate.

L’autore del post (Roberto Russo) infine si chiede “La petizione, secondo me, mette bene in chiaro una questione: chi beneficia, alla fine, di tutto questa confusione sui diritti d’autore per quel che riguarda gli eBook? A beneficio di chi? Non certo dei creatori stessi, la cui situazione generale diventa sempre più precaria in molti paesi! E nemmeno dei consumatori, il cui accesso alle opere non è facilitato dalla messa in discussione dei diritti d’autore e per cui il costo per l’acquisto di apparecchi digitali non è certo ridotto in alcun modo abbassando i pagamenti agli autori!”.


Già che siamo nell'argomento, vi propongo un ulteriore punto di vista, quello di un libraio. Il riferimento al post lo trovate qui. In sostanza quello che l’autore del post, ovvero il libraio Ciccio Rigoli di Ultima Books (vendita ebook), sostiene una più che condivisibile opinione sui DRM.

Rivolgendosi a editori, agenti e scrittori, rivendica il fatto che con questa tecnologia stia perdendo tempo e denaro. I motivi sono i seguenti:
  • tempo e denaro per spiegare ai lettori e alle lettrici di una certa età il meccanismo di autorizzazione del loro e-reader oppure spiegare il motivo per i quale si deve scaricare un altro programma e dare tutti i propri dati ad Adobe per poter autorizzare il computer e quindi acquisire la licenza per scaricare il libro che ha regolarmente pagato:
  • tempo e denaro per un riaccredito a un cliente che ha sbagliato a scaricare il libro e quindi non riesce a leggerlo oppure l’ha scaricato per più di 5 volte e quindi non lo può più scaricare;
  • tempo e denaro quando un possessore di tablet Android decide di non comprare mai più un ebook perché ha perso un sacco di tempo a scaricare un libro con Aldiko Reader;
  • tempo e denaro quando deve rispondere alla seguente domanda “Ma posso leggere questo libro sul mio Kindle?” e la risposta è la seguente “Purtroppo no, i libri in ePub oppure PDF con DRM non possono essere convertiti e quindi letti su Kindle”. E’ probabile che da allora in poi quella stessa persona comprerà per comodità soltanto su Amazon;
  • tempo e denaro quando un cliente, dopo aver provato a scaricare e non esserci riuscito, cerca il libro gratuitamente su qualche sito pirata e scopre che magari gli conviene non dover spendere soldi per qualcosa che potrebbe avere gratuitamente e in maniera più semplice.
Vi riporto, infine, l’immagine che fornisce il libraio a proposito dei DRM

Vi ricordate la pubblicità dei cancelli elettrici, quella che girava fino a qualche anno fa? Quella con il leone? Quella del cancello in mezzo al deserto? Bene, il vostro DRM è come quel cancello in mezzo al deserto: se uno ha la chiave, passa dal cancello, ma tutti gli altri possono passare tranquillamente dai lati. Spero che abbiate apprezzato la sottile metafora.

martedì 5 febbraio 2013

L'opera digitale nel cyberspazio (parte quarta)

Prima di prendere in considerazione un altro testo di riferimento, vorrei presentare le ultime osservazioni tratte sempre dal documento che ho letto e citato (qui). 

Vorrei soffermarmi su quanto riportato nel paragrafo "Fare l'impero colpisce ancora" (suggestivo come titolo, no?): 
  • il prodotto, il mercato e il valore. Dovrebbe essere importante attribuire correttamente un valore ai servizi e contenuti digitali. Questo non è direttamente fattibile perché si tratta di un mercato ancora nascente e il valore dei prodotti non può ancora essere ben parametrato. E’ proprio da questo fattore che nasce l’incertezza dell’attribuzione del valore. Bisogna capire se il dubbio si scioglierà con la graduale comprensione delle strutture del mercato oppure se ci sono altri fattori che ne determinano il grado di incertezza;
  • questione di licenze multiterritorio. La Rete permette una distribuzione che può spaziare non solo a livello nazionale, ma anche quello europeo. Gli autori dell’articolo pongono un quesito: se mancano le licenze di copyright multi-territorio come si può pienamente beneficiare di questa possibilità? A questo punto dovrebbero esistere licenze multi-territorio, ovvero (se ho ben compreso) licenze che coprono diverse nazioni … a vantaggio per altro non solo dei titolari delle licenze, ma anche dei fruitori;
  • l'interoperabilità e la trasparenza dei DRM. Ovvero tutto quello che è stato detto nel post 1, post 2 e post 3 legato al tema dell'opera digitale nel cyberspazio. In altre parole, i sistemi DRM non sono perfetti e necessitano di essere rivisti almeno in alcuni punti affinché il fruitore possa non sentirsi ristretto su questioni legate all'utilizzo e all'interoperabilità del contenuto digitale con quella tecnologia;
  • pirateria. Come comportarsi nei confronti della pirateria e degli scambi non autorizzati? Non è una domanda cui fornire una risposta immediata e facile. Probabilmente, come suggeriscono gli autori, sarebbe logico avviare una forma di co-operazione tra chi fornisce il servizio e chi è titolare del diritto in modo tale che si possa creare-fornire un prodotto on line di qualità. E i parametri di qualità sono: il livello contenutistico, il grado di usabilità, il copyright e la sensibilizzazione sull'importanza del diritto d’autore, la lotta contro quelle pratiche non autorizzate e che recano danno.

martedì 29 gennaio 2013

L'opera digitale nel cyberspazio (parte terza)

Vorrei presentare alcune osservazioni tratte da un altro documento interessante che ho trovato in questo sito www.fub.it/, Fondazione Ugo Bordoni che si occupa soprattutto di ricerca nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT). 


Premesse
Il testo presenta alcune premesse interessanti:
  • i DRM nascono come una necessità nei confronti della diffusione universale dei contenuti digitali: vi potrebbero essere delle conseguenze a livello di remunerazione (chiunque dovrebbe essere correttamente remunerato per ciò che produce intellettualmente e creativamente) e del riconoscimento della proprietà intellettuale che potrebbe svanire senza efficaci forme di tutela;
  • c’è però un rovescio della medaglia legato al fatto che la diffusione delle opere è condotta da editori che ne acquistano i diritti e le commercializzano. In questo modo sono loro a intercettare i profitti e di conseguenza la proprietà individuale diventa remunerazione della promozione e del commercio. Ma è ancora attuale questa ripartizioni dei profitti, considerando che i costi di pubblicazione dei contenuti digitali sono in via di abbattimento?
Si tratta di una domanda lecita da porre, a cui cercherò di dare una risposta in base a quanto analizzato dagli autori.

I diritti dei fruitori
Dopo aver preso in considerazione i diritti dell'autore dell'opera (già comunque visti nel post precedente, L'opera digitale nel cyberspazio (parte seconda)), gli autori continuano con i diritti del fruitore. Questi sarebbero basati sui cosiddetti principi di uso equo e, dunque, permetterebbero al fruitore di:
  • usufruire dell'opera quando vuole (time-shift) e dove vuole (space-shift), trasferendola su supporti differenti dall'originale e usufruendone su una qualsiasi piattaforma;
  • realizzarne copie sicure (backup) per evitare di rovinare o perdere l’originale;
  • utilizzare la tecnologia per garantirsi tutti i diritti precedentemente menzionati. 
Questione di equilibri
I DRM costituiscono la firma dell’autore e l’espressione della sua volontà? Oppure impongono modalità di utilizzo che vanno oltre al diritto d’autore?
Non pare che i DRM siano una ottimale soluzione (già visto nel post precedente) anche perché non è che si deve parlare, almeno in questo contesto, di come si commercializza un’opera intellettuale, bensì di un diritto che sia finalizzato alla diffusione dell’apprendimento e della conoscenza. Certo che, come dicono gli autori, “non aiutano i comportamenti di quegli utenti che, non ritenendo di dover pagare il dovuto ai detentori dei diritti d’autore, inducono un calo di rimuneratività dell’investimento nelle opere dell’intelletto”.

Dunque? Dunque, è necessario trovare un EQUILIBRIO

“le organizzazione di categoria e gli stati non individueranno un adeguato equilibrio fra la tutela delle opere e il loro accesso. Il DRM non deve quindi essere una tecnologia neutra rispetto al diritto ed alle scelte negoziali delle parti e la sua adozione non deve modificare il sistema della proprietà intellettuale. Forse è anche possibile che esistano altri modi per organizzare la società che non prevedano un ruolo per i diritti di proprietà intellettuale …”

L'opera digitale ... nuove caratteristiche (?)
Vorrei, infine, proporre ultimi spunti che, come ho già ripetuto, ho trovato molto interessanti in questo documento. 

Nell'epoca della Rete, i costi di pubblicazione dovrebbe giustificare meno la remunerazione degli editori e più quella degli autori. Così facendo, ovvero retribuendo gli autori, si otterrebbe essenzialmente la mercificazione dello scambio delle informazioni
Si tratta di un punto estremamente interessante: prima si parlava di perdita dell’aureola (Baudelaire, ovvero la perdita della sacralità del poeta che non è più un poeta-vate), poi dell’avanzata dell’editoria che, si faceva carico del compito di stampare e distribuire i testi, tenendosi una parte sostanziale dei profitti, e, infine, si ritorna (o almeno si dovrebbe ritornare) all'avanzare autonomo dell’autore. In un certo senso, dalla mercificazione dei beni intellettuali si ritorna poi, passando per la sua commercializzazione per via editoriale, a una nuova mercificazione in cui, forse, abbiamo gli autori fautori del ciclo completo. 
Voi cosa ne pensate? 

Ho usato spesso il condizionale nel paragrafo qui sopra perché c'è un ulteriore elemento da considerare. L’opera nell'epoca della Rete è dematerializzata, non solo fisiologicamente, ma anche economicamente. Ovvero dovrebbe incrementare l’importanza della proprietà intellettuale degli autori: come fanno notare gli autori, nell'attuale assetto esistono grandi concentrazioni di diritti nelle mani di pochi che sono dotati degli strumenti per valorizzarli economicamente, mentre i molti che producono spesso non riescono a valorizzarle.

Il fatto che l’opera sia immateriale implica che non sempre i fruitori si rendono conto del valore dell’opera e della sua proprietà intellettuale. Ecco il meccanismo del “accedere gratis a ciò che gratis è accessibile”. Tuttavia, è anche vero che l’utenza non deve essere generalizzata e che spesso l’uso del file sharing è proprio degli addetti al lavoro. A questo proposito, gli autori ricordano lo studio pubblicato nel settembre 2003 da AT&T Labs in cui risulta che il 77% dei film illegali diffusi e condivisi proviene dal personale assunto all’interno dell’industria cinematografica americana. 

martedì 22 gennaio 2013

L'opera digitale nel cyberspazio (parte seconda)

Vorrei riprendere il discorso iniziato la scorsa settimana, partendo dall'ultimo elenco che ho presentato (L'opera digitale nel cyberspazio (parte prima)).

Ho letto in modo particolare alcuni documenti, di cui vi segnalo il link di riferimento. 

Diritto d'autore e DRM's: protezione dei contenuti digitali e data protection
Partirò con il primo testo (a cura di Shara Monteleone) e le osservazioni che mi sono segnata:
  1. il problema delle utilizzazioni illecite “le nuove tecnologie, infatti, oltre a consentire di effettuare facilmente copie del tutto identiche dell’originale, possono facilitare accessi o manipolazioni dei contenuti dell’opera contro la volontà del titolare” (p. 115). Questo grande problema inficia i diritti esclusivi del Diritto d’Autore (633/41) riassumibili in diritto di riproduzione, diritto di distribuzione, diritto di messa a disposizione del pubblico, tutela delle misure anti-accesso  eccezioni e limitazioni ai diritti d’autore;
  2. le debolezze delle tecnologie digitali (p. 115), ovvero fragilità, interoperabilità, incompatibilità, grande capacità di gestione, ma anche obsolescenza e la questione della conservazione a lungo termine del patrimonio digitale. Inoltre, l’autrice (p. 116) afferma “Allo stesso modo, la necessità di garantire la rintracciabilità dei contenuti digitali altrimenti ‘persi’ nel web e l’impiego di standard per l’identificazione degli oggetti digitali nel cyberspazio, dovrebbe avvenire nel rispetto di libertà e diritti fondamentali degli utenti, che non devono veder sacrificata la loro riservatezza, la libertà di comunicazione, la loro stessa libertà di scelta culturale”. 
Date queste premesse, di cui l'unico punto poco condivisibile è il fatto di pensare alle opere digitali come "opere perse nel web", riporto quanto l'autrice intende per opere digitali (pp. 117 - 119):
  • opere immateriali tali per cui queste diventano globali e la loro diffusione va al di là dei confini geografici e delle caratteristiche fisiche conosciute;
  • opere creative e originali e, pertanto, tutelate secondo la normativa del diritto d’autore;
  • opere facili da riprodurre, da trasmettere e da manipolare;
  • opere di diverso formato (immagine, testo, ecc.), comprimibili e ipertestuali.
Dal momento che per opera dell’ingegno si intende quell’opera che per orientamento dominante il frutto dell’attività intellettuale umana, che si estrinsechi in un contenuto informativo/didattico o artistico, come bisogna intendere il concetto di opera, di autore e di fruitoreSi parla, infatti, di opera multimediale, di autori che spesso sono una pluralità di soggetti e di fruitori che interagiscono con l’opera e con l’autore. 

Chi crea un’opera multimediale, in un certo senso crea anche una serie di rapporti e interrelazioni. Anche queste sono attività creative. 

Normativa di riferimento
  • i due Trattati WIPO del 1996 sulla protezione degli artisti interpreti ed esecutori, delle opere artistiche e letterarie che l’Europa, sebbene li abbia sottoscritti, non vi ha ancora aderito (gli USA si con il Digital Millennium Copyright Act);
  • la direttiva 2001/29/CE che disciplina il diritto d’autore (misure di protezione e relative sanzioni) nell’ottica di un mercato unico e concorrenziale;
  • la direttiva 2004/48/CE;
  • la legge 248/2000 (contrasto alla pirateria);
  • D.lgs. 68/2003, revisione della legge 63/1941;
  • Legge 128/2004;
  • Legger 43/2005;
  • D.lgs. 140/2006;
  • Legge 633/1941 (quella fondamentale).
… da tutto questo impianto normativo, nasce il digital copyright da intendersi come quel mezzo attraverso il quale “si consente l’accesso o la copia di un’opera o limitare atti di fruizione su opere protette, in quanto atti vietati dalle esclusive riconosciute dalla legge al titolare di diritto d’autore o del diritto connesso” (p. 124).

(p. 125)


(p. 126)



Questo mezzo non solo deve essere efficace, ma anche tutelare il diritto alla privacy e alla tutela dei dati personali (p. 131).


(p. 132)


(http://www.rinascimento-digitale.it/documenti/drms/Rapporto-Protezione-Contenuti-Digitali-Monteleone-2008.pdf)

lunedì 14 gennaio 2013

L'opera digitale nel cyberspazio (parte prima)

Il titolo suggerisce una lieve nota ironica. Come in tutti gli spazi, dalla mia borsa al web, è naturale che qualcosa possa andare perduto. Ma, al di là dei miei spazi disordinati, vorrei proporre alcune riflessioni che ho colto a proposito dei Digital Rights Management ovvero delle tecniche dei diritti nei contenuti digitali. 

Ho cercato prima di tutto di informarmi e sono giunta alla conclusione che i DGR sono tecniche di tutele del diritto d’autore per la creazione di un certo contenuto digitale. Dovrebbe essere diritto, pertanto, dell’autore la possibilità di riprodurlo, distribuirlo e modificarlo.

Il grande problema sorge quando, dopo aver creato tale contenuto e averlo "gettato" nel cyberspazio, questo potrebbe essere duplicato e commercializzato senza controllo e consenso di chi detiene i diritti.

Che cosa sono i DRM, in Italia
Riporto quanto scritto dal sito www.bookrepublic.it:

I DRM sono dei sistemi pensati per proteggere il contenuto dei file dalla diffusione illegale. Per fare questo limitano con diversi metodi le possibilità di utilizzo del file a cui vengono applicati. DRM diversi sono supportati in forma diversa dai vari device in commercio

Inoltre si parla anche di SocialDRM:

Il Social DRM o Watermarking è un metodo per la protezione dei contenuti che non limita in alcun modo l’utilizzo del file a cui viene applicato, ma agisce inserendo al suo interno delle informazioni sul proprietario difficili da rimuovere. Queste informazioni sono tracciate attraverso una sorta di filigrana nell’ebook e sono visibili nell’exlibris. Quest’ultimo personalizza e rende unico l’eBook scaricato con il nome e il cognome di chi l’ha acquistato e con alcune informazioni sull'acquisto (data e numero della transazione, per esempio)

 

Riporto, inoltre, altre informazioni dal sito antrodelnerd.blogspot.it

Un esempio concreto è quello degli e-books. Un e-book a cui sono stati applicati i DRM non potrà essere aperto e visualizzato su più computer, o su più lettori; in certi casi, poi, non sarà possibile copiarlo, oppure stamparlo. Se compriamo un e-book che ha un limite di 5 visualizzazioni, per esempio, significa che lo potremo aprire su un massimo di 5 computer diversi, oppure su 4 computer e un tablet, o altre combinazioni analoghe: in ogni caso, l’e-book potrà essere utilizzato solo su un massimo di 5 supporti diversi. Se vogliamo aprirlo su un sesto computer, dovremo comprare di nuovo l’e-book. Beninteso, possiamo aprirlo tutte le volte che vogliamo sullo stesso computer: la limitazione è relativa solo al numero di computer diversi su cui quell’e-book può essere letto (quasi sempre, ma ci sono eccezioni).

Uno dei sistemi più noti è il DRM Adobe che consente di associare il libro al dispositivo sul quale viene letto attraverso una procedure di registrazione (Adobe ID, ovvero mail e password).
Ogni qual volta che si acquista un libro protetto da questo tipo di tecnica bisogna mostrare le proprie Adobe_credenziali: se usualmente si leggono gli ebook sul proprio laptop e anche sull’e-reader, è necessario registrare entrambe i dispositivi.

Tre, dal mio punto di vista, sono le questioni aperte:
  • la paura della perdita e contemporaneamente della perdita;
  • la questione della tracciabilità e della riservatezza dei propri dati;
  • quale è lo statuto, non solo giuridico, ma anche estetico, degli oggetti e delle persone interessate, ovvero Autore, Lettore e Testo. 
Prima di addentrarmi in tali questioni, nei prossimi post prenderò in considerazione le osservazioni che criticano positivamente e negativamente tale tecnica di tutela.

martedì 18 dicembre 2012

eBook writers and publishers ... may be!

Mi fermo un secondo nel mio viaggio all'interno dei servizi on line legati al mondo degli eBook delle diverse case editrici, per sottoporre alla vostra attenzione una serie di riflessioni nate dalla lettura di questo interessante articolo eBook profumati di New York scritto da Sara D'Agostino per Finzioni Magazine.  

L'autrice prende in considerazione due progetti di collaborazione del New York che si interfacciano nel mondo dell'editoria e della scrittura digitale e commenta in questo modo:

Tralasciando il geniale lancio strategico prima delle feste (che ha perfettamente senso, dai), il New York Times è senz'altro una garanzia di qualità dei contenuti, e l'incontro tra giornalismo/attualità e novelle/racconti brevi è un ottimo connubio per l'editoria digitale.
(corsivo mio)

Piace anche a me questo "connubio". In altre parole, il New York Times, come The Boston Globe e The Wall Street Journal collaborano con Vook o con Byliner fornendo l'opportunità di uploadare un proprio contenuto digitale, modellandone il formato (eBook designed your way) e trasformarlo in altri formati. E non solo, perché si tratta di eBook makers che permettono di "tell your story, build your brand, expand your reach".


Perché alla fine, la scrittura e l'editoria ai tempi dell'ebook come è?

I tempi logistici sono diversi, ma anche gli spazi. 
Come ha scritto Roberto Cotroneo su Sette (numero 49, p. 26):

L'autore che nel frattempo usa i social network, posta su Facebook, aggiorna il suo blog su Wordpress, collabora con una rivista on line. Scrive di continuo, cose nuove che vengono lette, commentate e conservate. Mentre il suo romanzo [...] rimangono fermi

Tutto invecchia: c'è tanto da ricordare e da archiviare. 

lunedì 10 dicembre 2012

Viaggio nel mondo degli ebook. Sesta tappa: Il Mulino

Vorrei dedicare questo post a un'altra casa editrice che mi ricorda il periodo universitario, Il Mulino

Nata a Bologna nel 1954, la casa editrice ha un taglio editoriale molto netto. Monografie di ricerca di autori italiani e stranieri, una prospettiva politico-culturale, ma anche interesse verso la storia, la filosofia, la critica letteraria, con un forte impegno nei settori della sociologia (ben due esami dati!!!) e della politica, che finirono per caratterizzare in modo particolare la fisionomia dell'editrice.

Ora, premetto che il layout del sito per me non è all'altezza, però analizziamo il servizio ebook

La pagina introduttiva non presenta elementi di eccezionale rilevanza. 


Apprezzo, anche se breve, l'attenzione rivolta alla parte esplicativa del mondo degli ebook e noto che, oltre a presentare una slide di proposte editoriali, propone ulteriori ricerche:
  • per titolo (da immettere);
  • per tema (da selezionare dal menu). 

Si selezioni ora un testo da quest'ultimo elenco tematico (figura qui sotto, parte in alto). Quello che si presenta è un elenco di testi in cui compaiono in evidenza autore, titolo, breve sinossi e i pulsanti Acquista on lineleggi scheda (figura qui sotto, parte in basso) e Anteprima. Qui le cose cominciano un po' a piacermi.


Qui sotto è possibile vedere in alto il particolare dell'elenco selezionato e in basso la scheda:


Mi piace il formato della scheda, sintetica e ben strutturata. E' come se avessi davanti la scheda di un libro preso in biblioteca. Inoltre, direttamente sotto alla dicitura "scarica e-book" c'è il memo che permette di archiviare il testo in un riepilogo simile a quello dell'acquisto. 

Infine, l'elemento che più apprezzo è la presenza dell'Anteprima!


Detto questo, penso che la casa editrice non sfrutti pienamente il mondo del web. Dovrebbe investirci di più. In un certo senso dovrebbe indirizzare la sua linea verso una maggiore dinamicità a livello di design e di indipendenza dal cartaceo a livello di struttura del sito. 

Per favore, togliete quel blu dalla prima pagina!

lunedì 3 dicembre 2012

Viaggio nel mondo degli ebook. Quarta tappa: Laterza

La casa editrice presa in considerazione ora, mi fa venire in mente il periodo dell'Università. Quanti libri avrò letto della La Casa editrice Giuseppe Laterza & figli.

Fondata a Bari il 10 maggio 1901 da Giovanni Laterza come  prosecuzione dell'attività della Libreria e Tipografia, la storia di questa azienda è legata alla figura di Benedetto Croce. Lo studioso, che pubblicò con Laterza quasi tutte le sue opere, ne impostò anche la linea editoriale della casa:

Credo poi che fareste bene ad astenervi almeno per ora dall'accettare libri di romanzi, novelle e letteratura amena: e ciò per comparire come editore con una fisionomia determinata: ossia come editore di libri politici, storici, di storia artistica, di filosofia, [...] editore di roba grave

SERVIZIO EBOOK
Direttamente dal sito, è possibile accedere al servizio ebook.
La pagina è impostata in modo molto semplice con una triplice scelta di selezione:
  1. una slide di copertine da selezionare;
  2. un elenco con la possibilità di selezionare direttamente dal catalogo (catalogo Laterza, catalogo argomenti e catalogo storico);
  3. ricerca per titolo, autore, argomento, collana, anno e formato. 


La pagina rimane molto pulita alla vista e la semplicità non è mai un'ovvietà.

Quando si seleziona direttamente un libro, vengono fornite le più importanti e basilari informazioni editoriali, tra cui due che io apprezzo molto, ovvero:
  • le recensioni;
  • gli articoli e news.
Certo non tutti i libri possiedono materiale a tal proposito, però sicuramente è una scelta molto intelligente per una casa editrice che propone robe gravi.


Presente due difetti, che ormai sono un po' sempre gli stessi:
  1. la mancanza della visione dell'anteprima (rischio di essere ripetitiva, ma per me è importante);
  2. la sensazione che il formato epub non dia alcun surplus rispetto al formato cartaceo. In altre parole, dal mio punto di vista, i formati devono avere caratteristiche diverse perché rispondono a esigenze e fruizioni diverse.

UN QUALCOSA IN PIU'
In campo scolastico, la Laterza è molto conosciuta con il suo catalogo in ambito storico, artistico, filosofico, diritto ... . Interessante la scelta di porre in relazione la casa editrice con il suo pubblico "didattico", ovvero con docenti studenti, attraverso la pagina libro+internet.

Si tratta di una raccolta di materiali digitali dei libri misti Laterza con video, manuali, ecc. che sono pensati in base alle esigenze dello studio. E' necessario effettuare una registrazione come studente o come docente (non solo a livello scolastico, ma anche universitario). Le risorse sono gratuite e l'accesso dura per l'intero anno scolastico.

Dal mio punto di vista, estremamente interessante dovrebbe essere l'intera architettura e disponibilità di materiale se lo user è un docente. Libri misti (cartacei e digitali) con materiali per la lezione in classe, corsi di aggiornamento e podcast audio-video, modelli di programmazione, soluzioni ai test, prove di verifica ed esercizi di valutazione ... fantastico!

Da non sottovalutare la visione anche dal punto di vista dello studente. Penso che in questo caso, i materiali siano stati pensati con una precisa metodologia didattica, interattiva e di gruppo