giovedì 28 febbraio 2013

Nel paese delle creature selvagge

Non so bene per quale motivo e per quale strada, ma sono casualmente capitata nella pagina di Wikipedia di Nel paese dei mostri selvaggi. Si tratta di un romanzo per ragazzi scritto da Maurice Sendak, scrittore e illustratore americano. 

Consiglio di leggere la storia di questo autore ... è estremamente interessante (Maurice Sendak).

Anche se non l'ho ancora letto, penso che a partire da quanto dedotto dalle recensioni questo possa essere un buon testo di lettura per i miei nipoti

In breve: è la storia di un bambino che, dopo aver fatto i capricci, viene messo in castigo nella sua stanza e decide di scappare verso il luogo che dà il titolo al libro. 

Dai quante volte è capitato a voi, in maniera più o meno simile, di immaginare un paese fantastico in cui essere un "re"???

Nel 2009 ne hanno ricavato un film, di cui io assolutamente non sapevo nulla. O meglio, mi ricordo vagamente del trailer, ma assolutamente non avevo collegato il film con il libro.


Voi l'avete già letto? Cosa ne pensate?

Io credo che ci farò un pensierino su.

martedì 26 febbraio 2013

Noi siamo come leggiamo (?) - parte I

Ho letto questo articolo (Is Google Making Us Stupid?, scritto da Nicholas Carr) e vorrei riportarvi alcune osservazioni facendo riferimento alla questione della lettura on line. 

I'm not thinking the way I used to think
Giustamente l'autore propone alcuni suoi dubbi sulla modalità di pensiero e su come questa è mutata con l'avvento del web. Scrive: 

I'm not thinking the way I used to think. I can feel it most strongly when I'm reading. Immersing myself in a book or a lengthy article used to be easy. My mind would get caught up in the narrative or the turns of the argument, and I’d spend hours strolling through long stretches of prose. That’s rarely the case anymore.

Il livello di concentrazione spesso cala dopo due o tre pagine: si diventa più irritabili, si perde il filo e, quando inizia questo stato emotivo, spesso si salta a fare qualcosa d'altro sul web. E' come se la lettura profonda che si possedeva con i testi cartacei, non possa essere applicata nei testi digitali. 

I can't read War and Peace anymore
Ora, questo non significa demonizzare il web. Tutt'altro. Significa porre un'attenta riflessione su quali sono gli effetti del web sul nostro modo di pensare

Le ricerche on line, l'interconnessione con più persone e la velocità delle comunicazioni sono solo in parte gli effetti positivi, ma: 

The more they use the Web, the more they have to fight to stay focused on long pieces of writing.
[...]
I can’t read War and Peace  anymore,” he admitted. “I’ve lost the ability to do that. Even a blog post of more than three or four paragraphs is too much to absorb. I skim it.”

I media e il modo di pensare e la forma di letturialità
Il fatto è che bisogna ricordarsi che i media non sono solo passivi canali di informazioni, bensì suppliscono a una serie azioni fisiche e non fisiche, tra cui anche il pensare: in un certo senso condividono il processo del pensare. Ecco perché coloro che leggono testi digitali, non lo fanno nel modo tradizionale. Ci sono nuove forme di letturialità

Si tratta di una letturialità che muta sia quantitativamente sia qualitativamente:
  • quantitativamente, noi leggiamo di più rispetto a quanto si faceva negli anni '70 e '80;
  • qualitativamente, noi abbiamo acquisito un certo livello di efficienza e di immediatezza con il web e, come contro altare, siamo più distratti e meno concentrati. 

Ma non è che leggendo on line, noi diventiamo "meno lettori" e "più decodificatori"? 


sabato 23 febbraio 2013

23 febbraio, classifica settimana 10 - 16 febbraio: mah? Rimango un po' perplessa


Non so, ma dalla lettura di queste classifiche non ne esco molto soddisfatta. Voi, cosa ne pensate?

IN ITALIA
Tutto Libri (a cura di Luciano Genta) - dati Nielsen BookScan - presentano la seguente graduatoria:
  1. Vendetta di sangue, Smith, Longanesi; 
  2. Fai bei sogni, Gramellini, Longanesi.
  3. Ogni angelo è tremendo, Tamaro, Bompiani;
  4. Gli onori di casa, Giménez Bartlett, Sellerio; 
  5. Entra nella mia vita, Sanchez, Garzanti;
  6. Cocaina, AA.VV., Einaudi;
  7. Cinquanta sfumature ..., James, Mondadori;
  8. Le signorine di Concarneau, Simenon, Adelphi;
  9. Il tuttomio, Camilleri, Mondadori; 
  10. Diario di una schiappa. Si salvi chi può, Kinney, Il Castoro.
Come si evince, non c'è sostanziale cambiamento a eccezione della rientrata in classifica della James e di quella di Simenon con un titolo alquanto interessante. La sinossi è qui

NEWS DAL MONDO
A livello americano (Publishersweekly), cambia nuovamente la situazione con:
  1. The Third Wheel (Diary of a Wimpy Kid, Book 7) di 
  2. Jeff Kinney (Amulet Books, 13,95 $);
  3. American Sniper: The Autobiography of the Most Lethal Sniper in U.S. Military History di Chris KyleScott McEwen Jim DeFelice (William Morrow & Co, 20.23 $);
  4. A Week in Winter di Maeve Binchy (Kindle Edition). 
Per l'Inghilterra (Bookseller), rimane invariata la prima posizione, mentre cambiano le successive, con un forte ritorno alla tematica della dieta:
  1. The fast diet. The secret of Intermittent Fasting. Lose Weight, Stay Healthy, Live Longer di Michael Mosley e Mimi Spencer (Short Books Ltd);
  2. The 2-Day Diet: Diet Two Days a Week. Eat Normally for Five di Dr. Michelle Harvie e Professor Tony Howell (Paperback, £10.99);
  3. Gone Girl: A Novel di Gillian Flynn (Crown, $25.00).
In Francia, con Livreshbdo, permane l'effetto sfumato con:
  1. Un sentiment plus fort que la peur di Marc Levy;
  2. Fifty shades, vol. 3 : Cinquante nuances plus claires di E.L. James;
  3. Fifty shades, vol. 1 : Cinquante nuances de Grey di E.L. James.
Infine, l'Internazionale pronome le seguenti selezioni:
  • Aisha Franz, Alien (fumetti); 
  • Egidia Benedetta Arrigoni, Il viaggio di Vittorio;
  • Grace McCleen, Il posto dei miracoli;
  • Jonathan Auxier, Peter Nimble e i suoi fantastici occhi;
  • Jonathan Lethem, L’estasi dell’influenza;
  • Mathias Énard, Parlami di battaglie, di re e di elefanti;
  • Michèle Halberstadt, La petite;
  • Tim Parks, Il sesso è vietato.
Nessun punteggio massimo, ma secondo la rubrica buono è il romanzo di Mathias Énard. Molto apprezzabile la copertina ... e dalla sinossi (qui), mi sembra interessante.

                La regina di spade: quarto volume di Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

                Ammetto che per la lettura di questo libro ho impiegato molto più tempo. Sarà per il lavoro (?), sarà che alla sera seguo anche dei corsi on line e devo preparare del materiale extra ... sarà forse anche perché il George R.R. Martin narratore di battaglie e guerre mi è parso meno scorrevole ... sarà forse perché sapevo come si sarebbero concluse, narrativamente, le diverse storie in questo secondo grande capitolo

                Certamente, rimane il grande desiderio di continuare nella lettura dei prossimi volumi. Se avessi avuto il quinto libro sotto mano, giuro che l'avrei immediatamente iniziato. La questione è che non sono riuscita a trovarlo!

                Come detto prima, ho già visto la serie televisiva (seconda stagione) tratta dal terzo e quarto volume (che compongono il secondo grande capitolo) e posso dire che questa versione è abbastanza coerente con quella narrata dall'autore (la cui sinossi è qui). Però, facendo un paragone rispetto ai primi tre volumi, mi pare la meno coerente. E per questo mi sono segnata alcuni punti che non mi tornavano (è probabile che alcuni di questi mi siano sfuggiti nella versione televisiva o che la memoria ormai tenda a vacillare):
                1. la morte di Renly nel libro non viene esplicitamente narrata con la presenza fisica di Melisandre trasportata da Davos. Nel libro muore un'altra persona in questo modo (ovvero nel modo televisivo), mentre per Renly si vede solo il mostro fumoso che lo uccide. Una plausibile spiegazione potrebbe derivare dal fatto che la morte di Renly è narrata tramite il punto di vista di Catelyn e non di Davos;
                2. nel libro molto spazio è dedicato a Catelyn e alla sua permanenza al Delta delle Acque (la vittoria di suo fratello, la sofferenza di suo padre e la sua stessa sofferenza). In maniera particolare sembra che ,narrativamente, Catelyn sia stata resa attraverso la sua forte forza di coraggio, il suo senso del dovere (verso la famiglia di suo padre, verso la sua famiglia) e la religiosità;
                3. l'arrivo del ciclo a Sansa è narrato senza la presenza di Shae, la donna di Tyron, mentre nel libro non avviene in questo modo;
                4. prima di fuggire da Grande Inverno, Osha si sottomette fisicamente a Theon. Questo non viene specificato nel libro, anche se Theon ha sempre certi pensieri su di lei;
                5. dal punto di vista televisivo, manca tutta una parte legata al meta-lupo di Jon Snow, Spettro, che non si sente molto bene. Per questo punto, ammetto di non essere molto sicura ... per motivi di memoria;
                6. la cella dello Sterminatore di Re, Jamie Lannister, nel telefilm è all'interno del campo di Robb Stark, mentre nel libro è nelle segrete del palazzo del Delta delle Acque;
                7. a livello di telefilm, manca tutta una parte molto consistente della battaglia ad Approdo del Re che, a livello di libro, viene ben resa nel capitolo di Davos;
                8. nel libro, viene meno quel possente arrivo di Lord Tywin col cavallo giusto un attimo prima della scelta di Cesei di far bere o meno a suo figlio e a lei un sonnifero molto potente;
                9. a livello di libro, c'è tutta una parte dedicata ad Arya prima della sua fuga da Harrenhall. C'è, infatti, uno scambio ai vertici: non più Lord Tywin e nemmeno un suo alleato. Inoltre, e me ne sono dimenticata prima, la storia delle torture tramite topi e quella di Arya al servizio di Lord Tywin, a me non pare sia presente nel libro ... o almeno in modo non così rivelante come, invece, viene presentato nel telefilm!
                10. quando Tyron Lannister si risveglia, dopo essere stato colpito quasi mortalmente, si trova sia Verys l'Eunuco, sia Shae vicino al letto, mentre nel libro questo non è presente;
                11. Sansa, quando partecipa alla grande celebrazione nella sala del Trono di Spade della vittoria dei Lannister, incontra Ditocorto che le suggerisce una possibile via di fuga, mentre nel libro non è così;
                12. nel telefilm viene data minor importanza ai fratelli Reed, Meera e Jojen, figli di Howland Reed delle paludi fedele amico di Ned Stark. Mi pare che questa sia una mancanza relativamente grave, dal momento che è Jojen a predire e spiegare spesso l'uso e la funzione del terzo occhio;
                13. nel libro appare leggermente diversa la storia narrata tra Jon e Ygritte. Se non erro, manca tutta quella parte che nel telefilm li ritrae assieme e da soli;
                14. infine, nel telefilm apparivano finalmente gli Estranei che avanzavano, mentre nel libro non appaiono ancora.

                Ammetto però che c'è un elemento che mi è piaciuto assai ... i banchetti!

                IL MENU DI UNA FALSA SORELLA (CERSEI)
                Zuppa di castagne con crostini di pane abbrustolito
                Verdura condita con salsa di mele e pinoli
                Sformato di lampreda
                Prosciutto al miele
                Carote al burro
                Fagioli bianchi e pancetta affumicata
                Cigno arrosto con ripieno di funghi e ostriche

                IL MENU DELLE DONNE COMBATTENTI (CATELYN E BRIENNE)
                Trota avvolta in pancetta affumicata
                Insalata di rape verdi
                Finocchio rosso e rucola
                Piselli e cipolle con pane abbrustolito

                IL MENU DELLE DONNE SOTTO ASSEDIO (CERSEI E SANSA)
                Semplice brodo
                Insalata di mele, nocciole e uva passa
                Sformato di polpa di chele di granchio
                Arrosto di montone con lenticchie e carote in forme di pane tagliate a metà
                Formaggio di capra servito con mele al forno

                Non male, vero?

                GEORGE R. R. MARTIN
                La regina dei draghi
                Mondadori
                2012
                (10,00 euro)

                giovedì 21 febbraio 2013

                Questioni private e solenni gesti alla ricerca di significati universali

                Vorrei dedicare questo post a uno degli scrittori piemontesi considerato il maggiore narratore della Resistenza, Beppe Fenoglio

                Prima di prendere in considerazione l'incipit da me selezionato, vorrei soffermarmi un poco su questo autore. 

                Beppe Fenoglio è l'unico scrittore che rappresenti eroi "positivi" che, in un contesto bellico, non muoiono per un'ideologia politica. Il suo impegno è reale: è un impegno verso la vita stessa, intesa come dignità dell'esistere. A volte sembra di avere sotto mano i versi di Ungaretti. C'è in entrambe i casi un qualcosa di reale, ma nello scrittore albese, questo qualcosa di reale diventa privato
                La sfera del privato entra in quella della guerra: per una semplice, ma privata e personale questione privata d'amore, si può decidere di morire. L'eroe di Fenoglio, se così si può definire, muore per amore di una donna, e forse anche per un'amicizia, in un atto di estremo individualismo alla ricerca di una verità esistenziale. Esistenziale, non ideologica. Forse etica, ma non morale. 

                Una questione privata è un piccolo grande capolavoro

                La bocca socchiusa, le braccia abbandonate lungo i fianchi, Milton guardava la villa di Fulvia, solitaria sulla collina che degradava sulla città di Alba.
                Il cuore non gli batteva, anzi sembrava latitante dentro il suo corpo.
                Ecco i quattro ciliegi che fiancheggiavano il vialetto oltre il cancello appena accostato, ecco i due faggi che svettavano di molto oltre il tetto scuro e lucido. I muri erano sempre candidi, senza macchie né fumosità, non stinti dalle violente piogge degli ultimi giorni. Tutte le finestre erano chiuse, a catenella, visibilmente da lungo tempo.
                «Quando la rivedrò? Prima della fine della guerra è impossibile. Non è nemmeno augurabile. Ma il giorno stesso che la guerra finisce correrò a Torino a cercarla. È lontana da me esattamente quanto la nostra vittoria».
                Il suo compagno si avvicinava, pattinando sul fango fresco.
                Perché hai deviato? – domandò Ivan. – Perché ora ti sei fermato? Cosa guardi? Quella casa? Perché ti interessi a quella casa?
                Non la vedevo dal principio della guerra, e non la rivedrò più prima della fine. Abbi pazienza cinque minuti, Ivan.

                E' una costruzione letteraria cinematograficamente perfetta con un bel ritmo narrativo:
                1. alternanza personaggio e paesaggio.Si inizia con la fisicità misera di Milton per poi giungere a quello che sta facendo. Lo sguardo verte sulla villa e su Alba. Successivamente ritorna su Milton per poi, di nuovo, andare verso la villa e quello che ne è rimasto;
                2. alternanza temporale. Attraverso l'utilizzo anaforico di "ecco" e l'uso del tempo verbale dell'imperfetto, c'è, nella descrizione della villa di Fulvia, un non so che di eterno. Il passato ritorna nel presente ... e continuerà a farlo, perché ci sono aneddoti che non scompaiono dalla memoria;
                3. alternanza di battuta tra Milton e Ivan. Rileggete l'ultima battuta di Milton: è sincera, è nostalgica, è tragica ed è veramente umana. "Abbi pazienza cinque minuti, Ivan" ... è la villa della donna che amo. 

                Perché la guerra di Milton è una questione privata?
                Una questione privata è la storia del partigiano Milton. Brevemente, questo viene a sapere casualmente degli incontri che la ragazza da lui amata, Fulvia, ha avuto con Giorgio, un partigiano suo amico. Vuole allora scoprire cosa c'è stato fra i due e comincia a cercare Giorgio, che milita in un'altra formazione partigiana. Viene a sapere però che è stato fatto prigioniero dai fascisti; allora vorrebbe a sua volta prendere un fascista prigioniero per scambiarlo con l'amico, salvandogli così la vita. Ma il suo tentativo risulta vano perché è costretto a uccidere il soldato fascista appena catturato. Mentre cerca di tornare alla villa di Fulvia, viene sorpreso e ucciso.

                Calvino (1971) così commentava:

                E' costruito con la geometrica tensione d'un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l'Orlando Furioso, e nello stesso tempo c'è la Resistenza proprio com'era di dentro e di fuori, vera come era stata scritta, serbata per tanti anni nella memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto più forti quanto più impliciti, e la commozione e la furia. Ed è un libro assurdo, misterioso, in ciò che si insegue, si insegue per inseguire altro e quest'altro per inseguire altro ancora e non si arriva al vero perché ...

                C'è in Milton un esempio di passionalità e di generosità. Tutto in lui è assoluto, senza riserve, dall'amore per la ragazza che forse lo ha tradito al tentativo di salvate l'amico dalla fucilazione. 

                Tutto alla fine è una questione privata, ma questo tutto misterioso viene espresso con una certa  implicita solennità nei gesti. Come nell'epica, ogni dettaglio è inserito all'interno di un significato universale. 

                Vi riporto, infine, la conclusione:

                Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò

                BEPPE FENOGLIO
                Una questione privata
                (assieme a "I ventitré giorni della città di Alba")
                Einaudi
                2000
                (18000 lire)

                Il piccolo principe ... lettura in corso di mio nipote

                So che il mio caro nipote sta leggendo il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry

                So che ha ricevuto questo libro come regalo di compleanno l'anno scorso ... e ne sono rimasta sorpresa, sia perché finalmente gli avevano regalato un libro, sia perché gli sta piacendo. 

                E' un racconto molto poetico, un'opera letteraria per ragazzi che affronta temi come il senso della vita, dell'amore e dell'amicizia. E' una forma di educazione sentimentale.

                Può piacere, ma anche non piacere ... può sembrare troppo semplice e banale, persino troppo borghese, ma  a mio nipote sta piacendo e questo mi fa piacere.  

                Ecco che, in attesa, di una sua opinione, interrompo la stesura del post e lascio qui sotto il video della lettura del testo.


                lunedì 18 febbraio 2013

                Questione di opinioni: ebook o non ebook ... o meglio, libri cartacei o digitali?

                Sto seguendo un corso a distanza su E-learning and Digital Culture (Coursera) e mi sto ponendo una serie di domande sulla cultura digitale e su quella analogica prendendo in considerazione, in particolare, l'ambito dell'educazione e dell'insegnamento. 

                Quello che mi piace di questo corso è la presa in carico sia degli aspetti positivi sia di quelli negativi della cultura digitale ... anche se, e qui lo ammetto, per ora, a livello di frequenza, non ho trovato alcun elemento a sfavore. 

                Mi sono soffermata a pensare sulla facilità o non facilità di leggere un libro in formato digitale su una qualsiasi piattaforma. Probabilmente appartengo (già?) alla famiglia dei Digital Immigrants (per maggior informazioni leggete questo pdf) perché mi risulta molto più facile leggere un documento cartaceo, che devo ben analizzare e studiare, piuttosto che uno digitale. Mi sono accorta che il mio problema risiede nella concentrazione ... penso, però, nella mia concentrazione e non tanto su quella presunta che il mezzo dovrebbe influenzare. Oppure non è così? 

                Per trovare una risposta ai miei dubbi, ho deciso di leggermi le opinioni di Umberto Eco

                PENSIERI E OPINIONI
                Secondo Umberto Eco si prevede un periodo di diarchia tra lettura su schermo e lettura su carta. Anche se, come emerge dal titolo di una delle sue ultime opere, Non sperate di liberarvi dei libri.


                Vorrei però riportare alcune osservazioni sulla differenza tra libri da consultare e libri da leggere. Se i primi occupano molto spazio e potranno essere sostituiti da quelli digitali, i secondi presentano maggiori difficoltà in questa forma di rimediazione, in quanto:
                1. sono fatti per essere presi in mano in un qualsiasi spazio e in un qualsiasi momento, ovvero anche in assenza di spine elettriche e di batterie scariche;
                2. possono essere sottolineati e "pasticciati" in vario modo (e il non averli pasticciati, spesso, significa che non li abbiamo ancora letti);
                3. noi possiamo tenere la testa e la schiena (soprattutto per me) come vogliamo quando leggiamo un libro;
                4. il libro è un miracolo di una tecnologia eterna assieme alla ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola e la bicicletta. Come dice Eco "L'umanità è andata avanti per secoli leggendo e scrivendo prima su pietre, poi su tavolette, poi su rotoli, ma era una fatica improba. Quando ha scoperto che si potevano rilegare tra loro dei fogli, anche se ancora manoscritti, ha dato un sospiro di sollievo. E non potrà mai più rinunciare a questo strumento meraviglioso. La forma-libro è determinata dalla nostra anatomia". Il libri sopravvivranno alla versione digitale come la pittura con la fotografia, questa con il cinema e questa ancora con la televisione. E qui aggiungo io personalmente il commento che i testi di questi media diventano "altro";
                5. i libri sopravvivono in buona salute, mentre del supporto digitale non siamo ancora sicuri (si pensi da un lato all'uso che si faceva una decina di anni fa dei floppy disk e dall'altro all'esistenza di pergamene di duemila anni fa)
                Eco è consapevole che la tecnologia dei formati digitali (su qualsiasi piattaforma) sia un qualcosa di estremamente positivo a livello di facilità di consultazione, di leggerezza, di comodità visiva ed ecc., ma c'è sempre un ma. Ed è quel ma che dipende esclusivamente dai gusti personali. Il gusto di Eco è il seguente:

                "Inoltre c'è una bella differenza tra toccare e sfogliare un libro fresco e odoroso di stampa e tenere in mano una chiavetta. Oppure tra ricuperare in cantina un testo di tanti anni fa che reca le nostre sottolineature e le nostre note a margine, facendoci rivivere antiche emozioni, e rileggere la stessa opera, in Times New Roman corpo 12, sullo schermo del computer. [...] 
                E se poi usciranno dalle librerie e vivranno solo su Kindle o IPad i libri usa e getta, i best sellers da leggere in treno, gli orari ferroviari o le raccolte di barzellette su Totti o sui carabinieri, tanto meglio, tutta carta risparmiata.


                Insomma è un ma sfumato anche da quella fragilità che proviene dall'incertezza su cosa potrà accadere ... in altre parole, forse è ancora troppo presto per emettere sentenze:


                Di fronte alla fragilità di Internet di cui, sia chiaro, mi dichiaro utente devoto, e che tra poco conterrà tutti i libri del mondo, ma dove i siti scompaiono da un giorno all'altro e basta un temporale per cancellare tutto, il libro rimane come garanzia di permanenza, vorrei dire di eternità - e sopravvive ai roghi.

                Condivisibile o meno, io ammetto di i) avere difficoltà oculari e di postura, ii) avere meno concentrazione e iii) di stampare spesso quanto scrivo per meglio comprenderlo. 


                I link utilizzati per questo mio post sono i seguenti: